Twist Generation

Il nuovo mito della gioventù celebrava i suoi fasti in un ballo libero e sfrenato.
I BALLI RACCONTANO di Paolo Prato

Ci sono balli che più e meglio di tanti altri riassumono lo spirito del proprio tempo. In quel breve periodo che va dal 1960 al 1963 ne uscirono una trentina, tutti rigorosamente d’importazione e tutti destinati a durare una stagione: madison, hully-gully, tamuré, geghegé, stroll, see-saw, let kiss, sirtaki, jerk, limbo, climb, surf, loco-motion... Ma uno solo è sopravvissuto: il twist. I primi anni ’60 furono, appunto, gli anni del twist, il ballo che traduceva le nuove ingordigie di una società – quella italiana – che ci ha messo quindici anni per rimuovere la Guerra.

E dunque, a ritmo di twist, sfilano la voglia di novità e di cambiamento, il brivido di toccare con mano le meraviglie del mondo moderno senza badare a spese. Sfila il nuovo mito della "gioventù" intenta a celebrare i suoi riti balneari, automobilistici e sentimentali.
Ne Il sorpasso (1962) Dino Risi coglie con ironia e profondità quella gioia di vivere, correre, consumare esperienze a ritmo di twist. La notte non è più fatta per dormire, ma per guidare; l'automobile non è più un mezzo di trasporto ma un giocattolo per evoluzioni a 120 Km. all'ora; la spiaggia non è più un luogo dove rimanere sdraiati al sole, ma un palcoscenico per esibizionisti e festaioli, i cosiddetti "tipi da spiaggia". Sul piano strettamente coreografico il twist fu una rivoluzione: per la prima volta la coppia non era più al centro ma, al contrario, si ballava da soli. In un articolo dell’epoca, il leader afro-americano Elridge Cleaver fece un elogio del twist perché, diceva, avvicinava le razze permettendo ai bianchi di imparare quella che era una specialità nera, l'arte di saper "muovere il di dietro" (grinding), mentre i neri, attraverso le loro lotte, stavano imparando a usare la testa, specialità dei bianchi (!).

L'anno di nascita del twist è il 1960, quando Chubby Checker, un simpaticone di colore, incide un brano già interpretato da un altro gruppo nero (Hank Ballard & the Midnighters): The Twist. La sua versione, più ammiccante, balza in poco tempo al primo posto delle classifiche americane e lancia la moda del ballo, che lui stesso s'impegna a dimostrare: si dovevano muovere i piedi in fuori e in dentro come se si volesse spegnere una sigaretta, mentre le braccia e le anche dovevano oscillare come se ci si asciugasse la schiena con un invisibile asciugamano.Dopo poco tempo circolavano variazioni e abbellimenti: si poteva alzare la gamba e spegnere nell'aria l'immaginaria cicca, oppure piegare il ginocchio e accelerare le contorsioni abbassandosi fino a toccare terra e poi riprendere quota. Snodarsi era la parola d'ordine e, poiché non era indispensabile avere un partner, ci si poteva esercitare da soli davanti allo specchio. La parola stessa - twist - significa contorcersi, attorcigliarsi, piroettare, turbinare.  
In poco tempo esplode una mania. I primi a gettarvisi sono i newyorkesi che contano: politici, scrittori, artisti, industriali... Dietro questa élite che fa opinione si schiera rapidamente la generazione di mezzo, i 40 e 50enni che invadono il locale immortalato da un'altra canzone-inno.

Il locale è il Peppermint Lounge, situato nel cuore di Manhattan, e il complesso di sala, quello di Joey Dee & the Starlighters, lancia il Peppermint Twist, primo in classifica nell'aprile 1961.
Al Peppermint Lounge la pista da ballo era delimitata da una balaustra di corda - un po' come i ring per gli incontri di pugilato - all'interno della quale ballavano i teenager, mentre fuori gli adulti si godevano lo spettacolo. Tra il pubblico spesso si riconoscevano esponenti del jet set internazionale, sempre in cerca di eccitanti novità. A contendersi le poltrone in prima fila, gente come Greta Garbo, Tennessee Williams, Natalie Wood e i duchi di Windsor

Poi, a un certo punto, quella barriera saltò e in pista ci finirono un po' tutti, attratti dal ritmo e dalla voglia di esibirsi. Nell'estate del 1961 Chubby Checker decise di tornare sui suoi passi proponendo di  twistare ancora: Let's Twist Again, "come facevamo l'estate scorsa".  Parigi, capitale della moda, s'impadronì del twist facendoda apripista alle altre capitali del divertimento, da Tokyo a Berlino, dalla Londra di Piccadilly Circus alla Roma di Via Veneto, appena uscita dalla "dolce vita".

I giornali scandalistici abbondavano di foto strappate controvoglia alla Lollobrigida o a Brigitte Bardot piegate su se stesse in un contorcimento da twist…  Se l'Inghilterra aveva avuto i suoi "twisters" in Petula Clark e Frankie Vaughan, la Francia salutò l'avvento del ciclone Hallyday,
"la risposta  europea" a Chubby Checker. Sul palcoscenico il blouson noir che pareva appena smontato da una moto di grossa cilindrata, afferrava la chitarra come fosse stata una mitraglietta per poi rotolare per terra e strapparsi la camicia fra le ovazioni dei coetanei.
Il 22 giugno 1963 a Place de la Nation a Parigi si contano fra i centocinquanta e i duecentomila adolescenti assiepati per celebrare il twist nell'esibizione di Hallyday, Sylvie Vartan e Richard Anthony.


Anche l'Italia non fu da meno nell'importare il nuovo ballo. Il primo e il migliore fu Peppino Di Capri, che rifece Let's Twist Again con perfetta pronuncia americana e scrisse St. Tropez Twist, il capolavoro del twist all'italiana. Gianni Morandi esordì adolescente con il twist (Fatti mandare dalla mamma, Andavo a cento all'ora, Go-kart twist) e Rita Pavone incrementò la sua popolarità con Amore twist e Il ballo del mattone. Guarda come dondolo di Edoardo Vianello venne immortalata nel Il sorpasso e Giovane giovane di Pino Donaggio giunse addirittura terza al Festival di Sanremo (1963). Ci provarono anche il Quartetto Cetra (Il twist delle 21 e Ciabattino twist), Mina (Renato), i Flippers (Oliver twist), Modugno (Selene), Cocky Mazzetti (Casanova twist), Michelino (Barbanera twist) e naturalmente Celentano (Stai lontana da me, un pezzo di Burt Bacharach). In anni più recenti il twist ha ricevuto qualche gradito omaggio da Edoardo Bennato, con canzoncine come Il gatto e la volpe e Viva la mamma. Ma è nelle serate “revival” che il mito del twist ritorna puntuale, siano esse festicciole in famiglia, serate danzanti in feste di piazza o in villaggi vacanza dove non manca mai il richiamo della nostalgia.