Care amiche,
mi chiamo Norma Desmond

Care amiche,
mi chiamo Norma Desmond. Forse vi ricordate di me, sono la protagonista di Viale del tramonto, di Billy Wilder. Non so quanti anni ho, nel film non lo si dice, ma Gloria Swanson, che mi interpretava, aveva allora cinquantun anni. Vi riassumo la mia vicenda. Ho ucciso l’uomo che mi stava lasciando. Ma cominciamo dall’inizio. Sono una grande diva del muto, un tempo adorata e ora dimenticata. Sono ricca, ancora molto bella e vivo in una villa grande, sfarzosa ma un po’ tetra, patinata da un velo di decadenza. Abito in Sunset bvd, in solitudine, circondata dalle testimonianze del mio passato di fama. Disprezzo il cinema sonoro e sono convinta che il pubblico non aspetti altro che il mio ritorno sulla scena, in un film muto. Allora ho scritto un copione, la storia di Salomé. Per dargli una sistemata, ingaggio uno sceneggiatore, un tal Joe Gillis, un giovanotto (William Holden, il suo interprete, aveva allora trentadue anni). Per farla breve, mi innamoro di lui. Gli rifaccio il guardaroba, lo scarrozzo sulla mia Isotta Fraschini, insomma lo mantengo nel lusso. E lui che fa? Si innamora di una sciacquetta di venti e pochi anni. E mi vuole lasciare. Tento il suicidio, così riesco a tenermelo ancora un po’. Ma davanti alla scelta, o lei o me, fa i bagagli e mi molla. Allora io lo rincorro e gli sparo. E lui cade morto nella piscina. Io me ne torno in camera mia, ma ormai ho sbroccato. Mi sono fatta l’idea che i cineoperatori della stampa che affollano l’atrio di casa mia siano operatori del mio film. Allora indosso il costume di Salomé e scendo la scala, in una grandiosa interpretazione, degna della grande diva che sono, con la regia del mio maggiordomo. Già, non ve l’ho detto. Quando l’ho lasciato, mio marito, il grande regista Max von Mayerling, pur di restarmi accanto si è ridotto a farmi da maggiordomo. Non so che fine faccio, il film non lo dice. Facile che sia finita in una casa di cura dove tutti sono gentili con me e assecondano il mio delirio. Mi rimane una piccola, maligna soddisfazione, che a galleggiare a pancia sotto nella piscina sia stato Joe, alla faccia della sua giovinezza. Adesso che ho molto tempo per riflettere, mi sto rendendo conto che i guai in cui mi sono cacciata nascono da qualcosa che non va nella storia della mia vita. Capite, non è facile per una bellissima come me tirare i remi in barca e dire ok, finito, passiamo ad altro. Ma forse, se non fossi stata caparbiamente attaccata a una certa immagine che avevo di me, se avessi accettato ruoli da donna matura (ma ancora molto bella, ci tengo a ricordarlo) nel cinema sonoro, se avessi preso atto che la mia giovinezza era irrevocabilmente finita, probabilmente non me ne starei qui, prigioniera di infermiere gentili e fantasmi insulsi. Ecco, la mia grande occasione mancata è stata quella di riuscire a disfarmi dei panni, ormai logori e anche ridicoli, di grande seduttrice per sperimentare una nuova stagione della vita, sicuramente diversa ma non per questo, forse, priva di gioie, soddisfazioni, entusiasmo. Almeno, vorrei averci provato. Vostra affezionatissima Norma Desmond