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Recensioni libresche a cura della Volpe Argentata

Vuoi saperlo? Un libro pescato dallo scaffale Sopra60 che esordisce con un titolo intrigante,
Livelli di vita. Un volume sottile, per numero di pagine, stile e contenuti. Filo conduttore, il lutto dell'autore, Julian Barnes, vedovo disperato e imbufalito con la vita.
Basterebbe questo a farti dire “no grazie”? O a farti pronunciare la frase «niente roba triste, voglio ridere»” che molte volpi argentate dedite alla rimozione ripetono come un mantra?
E ridi, ridi pure se pensi ti serva. Ma aspetta un attimo a scartare.
Questo non è soltanto un libro sul lutto: è anche un libro sull'amore.
Né romanzo né saggio, esordisce raccontando storie di pionieri del volo e di mongolfiere che decollano senza che si possa prevedere dove le spingerà il vento e dove potranno atterrare.
Non è affatto chiaro, quando si comincia a leggere, che cosa c'entrino queste prime pagine affascinanti e coinvolgenti con il lutto e la perdita e dove vogliono condurre. Ma si resta incantati a mano a mano che la metafora si palesa.
Volare vuol dire superare barriere, guardare dall'alto, rischiare, cadere rovinosamente. Non è forse la stessa cosa amare senza riserve?
Dal lungo prologo si arriva al nucleo del libro passando attraverso una rapida inversione di rotta dall'impersonale al personale, dalla digressione alla confessione, dal racconto alla testimonianza. Irrompono il lutto e il dolore di Julian Barnes. La non possibile condivisione di una forma estrema di dolore. L'insofferenza per le pratiche consolatorie.
Ci si cala con Barnes in quel suo pozzo, immaginando, quasi desiderando come lui, che ogni luce si spenga. Ma ecco vibrare nel buio un senso di attesa. Lo si avverte anche se debole. È l'attesa del vento in grado di riportare in quota.  

Julian Barnes, Livelli di vita Einaudi