Tango argentino,
per il corpo e per l’anima

di Cinzia Rita Gaza

Sgombriamo il campo dalle ovvietà: muoversi fa bene e ballare è muoversi. Come molte altre attività fisiche, il ballo favorisce elasticità, tono muscolare, ossigenazione, resistenza, postura corretta. Come tutte le attività aerobiche, il ballo fa dimagrire. Come tutte le attività ludiche, il ballo fa divertire e migliora l’umore. Allora perché proporre proprio il tango argentino come strumento di benessere? Perché non, per dire, il mambo o la polka?

Per una serie di ragioni, che hanno a che fare soprattutto con la complessità di questo ballo, che proprio per questo richiede una particolare reattività. Nel tango argentino non si imparano passi che poi possono essere eseguiti meccanicamente. A ogni singolo passo, l’uomo toglie spazio ed equilibrio alla donna. A ogni singolo passo, la donna deve recuperare spazio ed equilibrio. A ogni singolo passo, la donna non sa quale sarà il successivo. Banalmente, non sa neanche in quale direzione dovrà muoversi. Questo fa sì che si sviluppi una salda integrazione psico-fisica che, in sé, conferisce grandi benefici a livello neurologico.

Una ricerca condotta all’Università di Washington ha dimostrato che la pratica del tango argentino migliora la sintomatologia nei malati di Parkinson, in particolare la mobilità e l’equilibrio, più di quanto facciano altre attività proprio grazie al fattore dell’improvvisazione. Sono attualmente in corso sperimentazioni di tangoterapia nel campo della riabilitazione a seguito di traumi cerebrali e di patologie cerebro-vascolari. Va da sé che, se il tango argentino è in grado di incidere sulle patologie neurologiche, a maggior ragione funziona a livello preventivo: i ballerini di tango argentino hanno maggiori probabilità di conservare il loro controllo psicomotorio anche in là negli anni.

Ci sono, però, anche altre ragioni per cui il tango argentino costituisce una pratica di benessere, ragioni, potremmo dire, che non hanno a che fare con il corpo ma con l’anima. Di là dagli aspetti più propriamente medici, il tango argentino rappresenta una straordinaria occasione di riequilibrio energetico. Viviamo in un’epoca in cui le donne pilotano elicotteri e gli uomini cambiano pannolini ai figli. Nulla da eccepire, ovviamente, sul terreno della parità di diritti e opportunità, a condizione che la differenza di genere venga conservata a livello profondo.

Il Maschile e il Femminile sono principi connessi con l’essenza primordiale dell’universo. Secondo il Tao, c’è un naturale equilibrio dinamico tra gli opposti: così come il giorno si tramuta in notte e la notte in giorno, allo stesso modo tra lo yang, maschile e solare, e lo yin, femminile e lunare, vi è un eterno flusso di energia che costituisce la base stessa della vita.

Nel tango argentino, l’uomo crea il passo e lo comunica attraverso l’abbraccio alla donna, la quale non è passiva, non si limita a subirlo. L’emittente, per comunicare, ha bisogno del ricevente, che decodifica, elabora e compie il passo mettendo in gioco la sua energia, che per l’uomo è un feedback indispensabile. Senza Maschile e Femminile, insomma, non c’è tango.

E quale migliore occasione, per noi donne, di riconnetterci con quella parte femminile troppo spesso messa a tacere per competere in un mondo decisamente maschile? Quanto bene ci fa entrare in contatto armonioso con la nostra parte profonda ed essenziale? Poi possiamo tornare alla carriera, a competere e sgomitare. Ma con la nostra parte femminile riscoperta e viva in noi.  

Un’avvertenza, cari futuri tangueros. Come in tutti i linguaggi non verbali, nel tango argentino non si può mentire né sottacere: la comunicazione avviene, e il rapporto diventa più profondo e intenso, o si inceppa, e il rapporto evidenzia tutte le sue difficoltà. Coppie, siete avvertite…